Eulaleia
Mecenate d'arte figurativa e letteraria

2.13 L'ATTESA

Clelia Borromeo (1698-1767), attendendo il femminil riscatto sociale articolo di Saverio Cataldo Grillo

 

A Rossano, tra l’antica tenuta della Portadiferro e la tenuta di Torrnýce, vicino al Fondaco dei Grillo, nel luminoso appartamento di un edificio moderno, Ŕ custodita la Collezione Grillo (The S. C. Grillo dowry). Una collezione privata, domestica, composta da un piccolo archivio, una biblioteca e una bella raccolta di cimeli. Fra i pezzi pi¨ preziosi, in una scatola di cuoio rivestita di nappa bianca, Ŕ custodita la grande medaglia di bronzo opera di Antonio Selvi, coniata a Firenze nel 1753.
La medaglia commemorativa di Rossano, porta l’effige della settantenne contessa Clelia Grillo Borromeo, una delle pi¨ affascinanti personalitÓ femminili del Settecento. Ella Ŕ citata in molti carteggi coevi, animatrice di salotti e accademie, protagonista di uno scandalo politico che la vide dapprima esiliata e poi graziata dall’imperatrice Maria Teresa da poco insediata sul trono d’Austria.
All’epoca, la realizzazione di una medaglia era un atto rivolto solo ai grandi e ai sovrani. - Come mai una nobildonna merit˛ la realizzazione di una tale opera? - Clelia fu una donna speciale; ella fu di certo coinvolta in un episodio di chiaro appoggio al regime spagnolo e in palese opposizione al governo asburgico, costatole un processo, una condanna e la confisca dei beni, ma fu anche quella dama che non pass˛ inosservata agli occhi di Charles de Montesquieu, il quale incontrandola nel suo viaggio in Italia, ne aveva ricevuto l’impressione di “
femme la plus admirabile de l’Universe”. Prima di lui Clelia aveva attratto interesse di scienziati quali Vallisneri e Bourguet stupiti della sua inesauribile curiositÓ, colpiti dalla vivacitÓ del suo spirito, meravigliati dalla sua cultura, variegata e inconsueta per gli standard femminili dell’epoca e negli anni della guerra di successione austriaca.
Il carattere di questa dama, i suoi studi, la forte e fiera personalitÓ, la passione per le scienze sperimentali, la matematica, la sua notevole vivacitÓ intellettuale, il legame che durante la sua vita intrattenne con l’ambiente
filospagnolo, fanno di lei una figura indomita, singolare. Figlia del conte Marco Antonio Grillo, marchese de Clarafuentes e duca di Mondragone e di donna Maria Antonia dei marchesi Imperiale di LatiÓno, nasceva a Genova il 29 giugno 1684, quarta di cinque figlie femmine e di due maschi.
Dai documenti conservati, soprattutto testamenti e inventari redatti in occasione di passaggi di proprietÓ, risulta che la famiglia di Clelia possedeva un notevole patrimonio costituito da proprietÓ in Spagna, dal possesso di numerose galee per esercitare commerci nelle pi¨ lontane parti dell’Impero (nelle
Indie occidentali, ad esempio, ove traevano grandi profitti dal commercio dei metalli preziosi e dal commercio degli schiavi), da feudi, diritti postali e diritti di estrazioni minerarie nell’Italia meridionale e in Calabria, e da consistenti depositi bancari custoditi a Vienna, Firenze, Parigi e in altre parti d’Europa.
Clelia Grillo era quindi figlia del conte Marco Antonio Grillo, i cui antenati avevano fino ad allora contratto matrimoni con dame appartenenti a famiglie liguri, ma egli inaugur˛, se cosý si pu˛ dire, una politica matrimoniale di pi¨ ampie ambizioni, e colloc˛ in matrimonio le quattro figlie in alcune delle pi¨ prestigiose famiglie italiane. Dopo le nozze infatti, di Teresa, con il principe Camillo Pamphýlj, e di Nicoletta con il duca Alberico III Cybo Malaspina, sovrano di Massa e Carrara, nell’autunno 1705 iniziarono le trattative per le nozze di Clelia con il milanese
decurione Giovanni Benedetto Borromeo Arese de’ VitaliÓni, conte d’Ar˛na e principe del Sacro Romano Impero, che si concluse con la mediazione del cugino Marco Antonio Visconti (figlio del conte Alberto Visconti di BrignÓno e di donna Livia Grillo, sorella di Marco Antonio). Clelia allora ventunenne, ancora in educazione nel convento genovese di Santa Maria della Misericordia, si rec˛ con un piccolo seguito di familiari a Badýle per le nozze, che furono celebrate l’8 marzo 1707 nella Chiesa del Pilastrello dal parroco milanese di Santa Maria in Pod˛ne.
Con questo matrimonio i Borromeo Arese videro ulteriormente aumentare il loro patrimonio, perchÚ nel 1716, passarono in proprietÓ della famiglia i feudi lombardi di Sedriano, MisÓno, Bornasco a cui si aggiunsero, alla morte della madre Maria Antonia Imperiale Grillo, i ricchi feudi di SezzŔ e Gamalero nell’alessandrino, appartenuti anche questi al conte Visconti e lasciati in ereditÓ ai parenti genovesi, suoi unici eredi. Un altro importante accrescimento patrimoniale avvenne ancora nell’anno 1756, alla morte del marchese Domenico Grillo, detto
il Matto, cugino di Clelia, quando eredit˛ la quarta parte dei suoi beni, poichÚ il marchese non aveva discendenza diretta.
A Milano, il matrimonio port˛ i suoi frutti, Clelia ebbe Giulia (che spos˛ poi il conte Filippo Archinto di TainÓte) e subito dopo Renato (che spos˛ poi donna Anna Maria dei principi Odescalchi di BracciÓno), Gilberto (che spos˛ poi Elisabetta dei conti CusÓni di Chign˛lo), Vitaliano (che divenne cardinale), Giovanna Maria (che spos˛ poi il marchese Guido Meli Lupi di Soragna), Giustina (che spos˛ poi il principe Carlo Barberini di Sciarra Colonna) e poi altri due figli maschi e un’altra femmina. In cittÓ, nel 1712, dopo appena cinque anni dal suo arrivo, Sigismondo Calchi, le dedic˛ un componimento poetico intitolato
Giuditta. Ma l’incontro determinante che permise a Clelia di soddisfare la sue curiositÓ culturali rivolte soprattutto alla scienze fisiche e matematiche avvenne nell’autunno 1718 quando, durante un viaggio a Padova, si rec˛ a conoscere il celebre medico e naturalista Antonio Vallisneri. Da quel primo incontro all’universitÓ ebbe inizio quello stretto rapporto di amicizia tra Clelia e il Vallisneri. Nell’anno 1721 Vallisneri dedicava alla contessa Borromeo l’opera De Corpi marini, che su’Monti si trovano; dalla loro Origine; e dello stato del Mondo avanti ‘l Diluvio, e dopo il Diluvio. Durante i soggiorni milanesi del Vallisneri, la contessa Borromeo organizzava nella sua casa di Via Rugabella e nella villa di SedriÓno, simposi a cui partecipavano i pi¨ noti uomini di scienze e di lettere e gli esponenti della nobiltÓ pi¨ colta. Assidui frequentatori furono Ludovico Antonio Muratori, Giuseppe Antonio Sassi, il filosofo Tommaso Ceva, il matematico Girolamo Saccheri, Giovanni Crivelli, Francesco Saverio Quadrio, Antonio Conti, Mauro Alessandro Lazzarelli, Louis Bouguet e il matematico Guido Grandi, che le dedic˛ il Flores Geometrici ex Rhodonearum, e Cloeliarum curvarum, edito a Firenze nel 1728, dove il professore cremonese dÓ il nome di Clelie alle celebri curve matematiche da ella stessa studiate e rielaborate.
Nel 1723 l’abate Giacinto Gimma (Bari, 1668-1735), fondatore dell’Accademia degli Spensierati di Rossano, dedic˛ a donna Clelia Grillo, membro della
Repubblica delle Scienze e delle Lettere, il suo Idea della Storia dell’Italia letterata (tomo I, F. Mosca, Napoli).
La genovese Clelia Grillo Borromeo apparteneva per nascita a un ambiente intriso di letteratura barocca (il grande madrigalista padre Angelo Grillo era suo
pro bis zio) e visse in una Milano post san Carlo Borromeo e controriformista, promuovendo nuove vie, tracciate sul finire del secolo, proprio dai letterati che con la nobildonna intrattennero rapporti di stima.
Nel 1752 venne pubblicata l’opera
Indice Universale della Storia e della Ragione d’ogni Poesia del gesuita padre Francesco Saverio Quadrio, in cui si legge: “Dopo i predetti anni ebbe pure cominciamento l’Accademia Cloelia de’ Vigilanti, che alz˛ per impresa un grillo col motto, Noctuque, diutuque. Tanto il corpo di detta impresa, che il nome dell’Accademia si giudic˛ di trarlo dall’arme, e dal nome di quella per singolari, e gran talenti laudevole, e chiarissima, l’unica, e la sola Dama, che autrice fu di somigliante istituzione per cui l’Italia non avesse a invidiare nÚ a Parigi, nÚ a Londra, nÚ a Pietroburgo le lor pi¨ gravi accademie, cioŔ la contessa Clelia Grillo Borromea, Grandessa di Spagna, etc. etc. …”.
L’
Accademia Clelia dei Vigilanti per˛ ebbe poca vita, troppi ostacoli vennero frapposti dalla Corte di Vienna. La mancanza, nell’archivio di Casa Borromeo, di qualsiasi documento che possa ricollegarsi all’archivio privato della contessa Clelia (ad eccezione di alcuni libri contabili), oltre a porre il quesito sulla causa di tale silenzio, impedisce di avere gli elementi per ricostruire pienamente le vicende dei suoi rapporti sociali negli anni successivi a Milano.
Nel 1777, Clelia veniva assalita da un grave malore, che si concluse con la sua morte il giorno 23 agosto 1777
circa l’hore ventitrÚ e mezza. La morte della contessa Clelia, avvenuta nella sua casa di Via Rugabella, nella parrocchia di Sant’Eufemia, venne cosý annotata nel registro dei morti della parrocchia: “La f¨ Eccellentissima Sig.ra Contessa Donna Clelia Grillo Borromea Arese figlia del f¨ Signor Conte Don Marco Antonio Grillo, e vedova del f¨ Signor Conte Giovanni Borromeo, abitante in questa Cura, munita de SS. Sagramenti pass˛ da questa a miglior vita in etÓ d’anni 93, e fu trasportata privatamente il di lei cadavere alla Collegiata di S. Maria Podone”.
Ma pi¨ che elogi funebri, di pragmatica per i personaggi, sono le parole scritte dal conte Pietro Verri al fratello Alessandro a illuminare di una ultima luce la vicenda umana di questo personaggio cosý contrastato, ma che sicuramente ha dato ulteriore prestigio alla
Casa Borromeo. Pietro Verri scriveva: “CONTEMPTRIX CLOELIA SEXUS” ( = colei che super˛ le frontiere del proprio sesso), “Nessun uomo che abbia qualche nome attualmente fra noi pu˛ dire d’averla conosciuta. Ella per˛ fu religiosa, benefica, e port˛ amore allo studio nel tempo, in cui era cosa affatto insolita per una signora l’aver un libro nelle mani. Sapeva varie lingue; e dicono che scriveva con molta grazia [...]”.


Fig. 1. Antonio Selvi, medaglia commemorativa in bronzo dorato di 92,5 mm di diametro con bordo modanato, dedicata a Clelia Grillo Borromeo, coniata a Firenze nel 1753.
Recto: busto a sinistra con capelli raccolti in treccia coronati d’alloro e veste scollata ornata di fibula e veli; MATRONA CL. CLOELIA GRILLA E DVCIBVS MONTIS DRACONIS COMES BORROMEA (=Dama chiarissima Clelia Grillo dei duchi di Mondragone, contessa Borromeo).
Nel verso: La Dea Minerva seduta fra libri, un compasso ed una civetta, nell’atto di porgere una corona d’alloro alla cittÓ di Genova seduta appoggiata ad un pavone, in piedi su una cornucopia; GLORIA GENVENSIVM. MDCCLIII ( = Gloria genovese. 1753). Collezione Grillo, Rossano (Cosenza).


Fig, 2. Clelia Grillo Borromeo e cagnolino, ritratto del maestro Giuseppe Candido Agudio, 1750, carboncino e gesso su carta (40x30 cm), Biblioteca Ambrosiana, Milano


Fig. 3. Clelia Grillo Borromeo. Particolare della stampa ottocentesca
dedicata alle donne illustri della Storia


Fig. 4. Le CLelie, ovvero le curve studiate e rielaborate nel 1728 da Padre Guido Grandi, membro della Royal Society di Londra


Fig. 5. Frontespizio dell’opera di Giacinto Gimma pubblicata a Napoli nel 1723 dedicata a Clalia Grillo Borromeo. L’abate Gimma fu il fondatore dell’Accademia degli Spensierati di Rossano. Collezione privata.


Fig. 6. Stemma Grillo, grandi di Spagna. Incisione. Collezione privata.


Fig. 7. Scalone della Rocca di Soragna (Parma), affresco ottocentesco con gli stemmi Greppi di Bussero, Grillo di Mondragone e Borromeo Arese d’Arona.


B
IBLIOGRAFIA ESSENZIALE





visualizza la biografia dell'autore


precedente    sommario    successivo